Il processo criativo del design è sempre stato teso ad ottenere, pur rispettando le restrizioni imposte dalla tecnologia meccanica, una forma lieve ed allegra che rifuggisse dall’aspetto tubolare delle sedie a rotelle.
Le ruote sono azionate spingendo sulla apposita leva. La direzionalità applicate sulle ruote anteriore, il che facilita le manovre, e la trazione sulle ruote posteriori, il che diminuisce lo sforzo necessario. Il volante ruota sul piano verticale, non interferendo con il movimento di propulsione.
Nei tricicli esistenti per persone portatrici di deficienze fisiche, la propulsione è fatta attraverso il movimento di rotazione di una manovella uguale a quella dei pedali di bicicletta. Per guidare il veicolo l’utente è obbligato ad interrompere il movimento di propulsione per azionare una piccola leva di direzione. In altri casi, nei quali la leva non esiste, l’utente orienta la forcella ove a manovella sta fissata, anche in questi casi disturbando la rotazione di quest’ultima ed avendo i suoi piedi mossi congiuntamente. Per questo ho ricercato una soluzione che integra i due movimenti, propulsione e direzionalità, in modo che uno non ostacola l’altro.
Nella posizione seduta, quando spingiamo la leva usiamo i nostri piewdi come appoggio e quando tiriamo usiamo le nostre spalle. Per un bambino paraplegico il migliore sarebbe tirare, sebbene anche lo spingere sia reso possibile dal fatto che il bambino sia assicurato al sedile per mezzo di cinture di sicurezza. Oltre a ciò, la nostra forza delle braccia è maggiore quando tiriamo che quando spingiamo.
E’ di grande importanza che il bambino possa fare marcia indietro com il triciclo, in caso incontrasse un ostacolo, senza la necessità di aiuto esterno. Non sarebbe desiderabile creare una situazione di dipendenza. La marcia indietro può essere azionata per mezzo di una piccola leva al lato del sedile.